Iron Browser

IronChromeNon vuoi usare Explorer? Opera ti angoscia?? Firefox non ti piace ma Chrome è troppo "curioso" e vuoi evitare che i tuoi dati vengano regalati alla Grande G?? (Google)

Iron Browser! una valida alternativa a Chrome che rispetta la tua privacy!

Utilizza WebKit e mira soprattutto ad eliminare l'uso di monitoraggio e di possibile violazione della privacy dovuta ad alcune funzionalità che la versione di Google Chrome include, quali ad esempio la connessione ai server di Google ogni volta che si digita qualcosa nella barra dell'indirizzo (per visualizzare i suggerimenti di ricerca) o che si traduce una pagina (l'indirizzo viene inviato all'azienda statunitense).

Inoltre Chrome assegna un numero univoco all'installazione del programma sul computer dell'utilizzatore, cosa che permette a Google di tenere traccia delle attività del singolo utente.Non mantiene comunicazioni con server di terzi. Tra le altre importanti novità che lo distinguono da Chrome è un built-in per il blocco delle pubblicità.

Se un utente ha installato Chromium, verrà eseguito solo Iron quando si tenta di accedere a Chromium. Inoltre, Iron importa automaticamente tutti i dati (ad esempio segnalibri, cronologia, ecc.) da Chromium se installato.

Le seguenti caratteristiche di Google Chrome non sono presenti in Iron:

  • RLZ identifier, una stringa di codice inviata a Google insieme a tutte le interrogazioni fatte al browser ogni 24 ore.
  • L'accesso a Google search come motore di ricerca standard
  • Un ID unico ("clientID") per identificare l'utente.
  • Un timestamp di quando il browser è stato installato.
  • Pagine d'errore di Google quando un server non risponde.
  • L'installazione automatica di Google Updater.
  • La prelettura del DNS, perché potrebbe essere utilizzato da spammers.
  • Suggerimenti automatici nell'address bar.
  • Bug tracking system, manda informazioni riguardo agli errori.

Direi da provare! (Download link per i vari sistemi operativi)

5 cose da sapere sulla privacy di Google e di altri servizi Cloud

La gente non legge mai i termini di servizio, soprattutto quando questo è venduto come "Gratis o Free"... questo fa però pensare a una frase presente nei termini di servizio di Google: "i file sulla nuvola restano vostri, ma Google li può usare"

Affidare tutti i propri file a un unico grande servizio online sembra una cosa all'ordine del giorno. Ma nel caso di Google con il lancio di Drive, il suo servizio di cloud storage, potrebbe rivelarsi un modo per dare a Mountain View il controllo su un'altra fetta della nostra vita.
I termini di utilizzo stabiliti da BigG parlano chiaro: i file rimangono vostri ma noi possiamo usarli come vogliamo.

La licenza di Drive, insomma, è la stessa adottata a inizio marzo per tutti i servizi Google, ovviamente una scelta strategica che permette a BigG di unificare tutti i contratti di utilizzo dei propri servizi e affrontare con più facilità le cause legali intentate dall'esterno. Insomma, se volete mettere i vostri file sulla nuvola di Mountain View dovete prima tenere conto di questi piccoli, fondamentali dettagli:

privacy market

1) Siete i proprietari dei vostri file
I termini di servizio di Google sono chiari: “ quello che vi appartiene resta vostro”. Se caricate un file su Drive, potete condividerlo con chiunque vogliate, diffonderlo su altri servizi o social network e scegliere di rimuoverlo quando volete. Su questo punto Google vi dà praticamente carta bianca, ma aspettate almeno di leggere il punto successivo.

2) I file sono vostri ma Google li può usare
Google ha abbandonato il burocratese e ha chiarito con grande efficacia cosa può fare dei vostri file: usarli, immagazzinarli, riprodurli, modificarli, realizzare opere derivate, comunicarli, pubblicarli, e distribuirli in tutto il mondo. " I diritti che si cedono", scrive BigG: " riguardano lo scopo limitato di utilizzare, promuovere e migliorare i nostri Servizi e di svilupparne di nuovi". Se non potesse manipolare questi dati, il servizio non funzionerebbe. E per questo obiettivo, possono anche darli in mano ad altre aziende partner.

3) La concorrenza non è migliore
Ok, se Drive non vi convince, potete guardarvi intorno e scegliere gli altri big delle nuvole, come Dropbox, iCloud e SkyDrive. Peccato che anche i loro termini di servizi prevedano clausole simili a quelle di BigG. L'unica differenza consiste nel fatto che gli altri fornitori mantengono in molti casi un linguaggio più vago e, quindi, difficilmente interpretabile da chi volesse metterli sotto scacco a causa di un potenziale abuso. Per assurdo, il servizio di Apple si arroga anche il diritto di cancellare i file ritenuti “ non conformi”.

4) I server di cloud hosting non sono delle casseforti
Portare tutti i vostri file sulla nuvola non li metterà al riparo da potenziali attacchi informatici o altri incidenti di data loss. In genere i grandi server impiegati dai servizi di cloud storage hanno sistemi di protezione molto avanzati, ma non è da escludere che possano verificarsi degli incidenti che rendano momentaneamente indisponibili i vostri contenuti. Per giunta, i data center possono trovarsi in paesi stranieri dove le leggi sulla tutela della privacy non sono così stringenti come quelle europee.

5) Tenetevi pronti a essere risucchiati
BigG ha pieno accesso a mail, video, documenti e tutti i file che avete caricato su Drive. Pensate davvero che rinuncerà all'idea di creare nuove forme di advertising su misura? Se ci aggiungete il fatto che il vostro profilo di Google+ vi mette in comunicazione anche con i vostri amici e parenti, dovrete essere anche pronti all'idea di non avere più segreti da nascondere a Mountain View.

Patch e aggiornamenti per Bash bug - Debian

logo debian shell edited

Nel settembre 2014 è stata pubblicizzata una falla presente nella bash che consente l'esecuzione di comandi arbitrari da remoto senza necessitare di autenticazione al sistema.

per verificare se il vostro sistema ne è affetto (più nel dettaglio leggete qui):
$ env x='() { :;}; echo vulnerable' bash -c "echo this is a test"

Aggiorniamo i server Debian "recenti" aggiornando semplicemente dai repository ufficiali:
apt-get update
apt-get install bash

Aggiorniamo i server RedHat / Centos "recenti" aggiornando semplicemente dai repository ufficiali:
yum update bash
 
e ritentiamo il test di vulnerabilità.

Su alcuni server "obsoleti" dove non vengono rilasciato aggiornamenti ma necessitiamo di tenerli "vivi" invece è possibile seguire un'altra strada ed installare (almeno per Debian in altri casi dobbiamo compilare) una versione static e patchata del pacchetto bash, reperibile a questo indirizzo:
http://ftp.linux.it/pub/People/md/bash/ (Ovviamente ho ritenuto affidabili i pacchetti di Marco d'Itri http://it.linkedin.com/in/rfc1036)
ad esempio nel caso di lenny (debian 5.0) recupero la versione del pacchetto idonea alla mia versione di bash installata (bash --version) e poi:

wget http://ftp.linux.it/pub/People/md/bash/bash-static_3.2-4.2_i386.deb
dpkg -i bash-static_3.2-4.2_i386.deb
mv /bin/bash /bin/bash.originale
chmod 000 /bin/bash.originale
ln -sf /bin/bash-static /bin/sh
ln -sf /bin/bash-static /bin/bash

e ritentiamo il test di vulnerabilità.

In altre circostanze è possibile disabilitare bash e cambiare la shell di sistema, ma questo poterebbe comportare in alcuni casi incompatibilità con alcuni software o prodotti installati.

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